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IL CIMURRO NEL CANE

COSA E?

Il cimurro è una patologia molto grave di origine virale, con un decorso acuto che colpisce sia il cane che altri carnivori (volpi, lontre, furetti…) in tutto il mondo, arrivando fino al leone o al ghepardo.

Proprio a causa del gran numero di specie suscettibili a tale virus, nonostante si eseguano vaccinazioni a tappeto nei cani da più di 50 anni esistono ancora focolai di tale malattia.


Non esiste distinzione di razza o età, perché la trasmissione del virus non dipende da questi fattori, e avviene per via oronasale tramite semplice contatto con secrezioni respiratorie (basta uno starnuto o la tosse), vomito, feci e urine di animali malati, contatto con superfici ed ambienti da essi contaminati.


Il tempo di incubazione è generalmente compreso tra 1 e 3 settimane con il virus che inizia a diffondere 7-10 giorni dopo l’esposizione, proprio in coincidenza con la sua diffusione per via ematica (viremia). Il virus del cimurro in tale fase si riscontra in ogni escrezione corporea; anche cani scarsamente sintomatici possono eliminare il virus e rimanere contagiosi per 3 mesi!


Il virus si diffonde facilmente in numerosi organi: inizialmente replica nelle tonsille, passa alle vie aeree e i linfonodi raggiungendo il picco 2-4 giorni dopo l’inoculazione. La viremia si raggiunge dopo 4-6 giorni con la diffusione del virus a stomaco, piccolo intestino, milza, fegato, midollo osseo e tessuto linfoide. Tale fase si associa a febbre, linfopenia e immunodepressione.


Dopo 9-14 giorni l’esito clinico dipende dalla risposta immunitaria dell’ospite.

I sintomi cambiano in base a più fattori, che vanno dall’età all’aggressività del virus (patogenicità), alle difese immunitarie dell’animale colpito.


COSA SUCCEDE AI NOSTRI CANI?

Cani adulti e con parziale immunità possono avere infezioni asintomatiche o malattia non eccessivamente grave.

I cuccioli soffrono invece di forme più gravi e prolungate con una più alta mortalità.

Gli animali sviluppano la febbre, non mangiano, sono letargici, disidratati.

A seconda dell’organo o apparato coinvolto possono presentare inoltre:

  • segni respiratori che possono progredire fino alla polmonite

  • vomito e diarrea con muco o emorragica

  • problemi oculari (congiuntivite, fotofobia, uveite anteriore, corioretinite)

  • alterazioni vescicali e renali

  • pustole e ipercheratosi o indurimento del piano nasale e dei polpastrelli.

I segni neurologici si possono manifestare 1-3 settimane dopo il miglioramento dei segni sopracitati o si possono sviluppare mesi dopo; possono anche presentarsi in soggetti che non hanno manifestato la precedente fase clinica.


Questi segni neurologici, acuti o cronici, sono tipicamente progressivi, e sono quelli che maggiormente influenzano la prognosi.

I più frequenti sono convulsioni, atassia, ipermetria, para o tetraparesi, forte dolore cervicale, associate spesso a mioclonie generalizzato o localizzate.


COME SI DIAGNOSTICA?

Vista la presenza di numerosi sintomi riferibili a diversi distretti (respiratorio, gastrointestinale, sistema nervoso) la diagnosi esclusivamente clinica è molto difficile.

Il sospetto può aumentare in presenza di un protocollo vaccinale non presente o parziale.


Le alterazioni di laboratorio non sono distintive (patognomoniche): linfopenia, ipoalbuminemia, ipoglobulinemia sono presenti in numerose patologie, raramente è possibile evidenziare inclusioni virali nelle cellule ematiche.


Anche i radiogrammi e TC/RM possono essere di supporto ma non sufficienti per la diagnosi.

Solo la presenza diretta o indiretta del virus in campioni prelevati dal soggetto, isolamento del virus e titolo anticorpale permettono una diagnosi di certezza.


COME SI CURA?

Il trattamento è principalmente basato sul supporto mediante somministrazione di fluidi, trattamento di eventuali infezioni batteriche secondarie, uso di anticonvulsivanti se necessario.


La prognosi nei soggetti con sintomi neurologici è da considerare, purtroppo, da riservata ad infausta.


COME PREVENIRE?

Possiamo però agire sulla prevenzione, tramite la vaccinazione da effettuare in qualsiasi cane, indipendentemente dallo stile di vita.


La prima protezione viene ottenuta dai cuccioli mediante l’assunzione di colostro da madri vaccinate e la trasmissione passiva dell’immunità materna. Tale immunità è destinata a scemare ed è quindi fondamentale stimolare il sistema immunitario del cucciolo a produrre anticorpi protettivi con vaccini mirati a partire dalle 6-8 settimane con richiami ogni 3-4 settimane fino al raggiungimento delle 16 settimane di vita. Sarà poi necessario che il cucciolo riceva un ulteriore richiamo all’anno di età per poi passare a vaccinazioni ogni 3 anni.


Per avere la certezza che l’animale sia correttamente protetto dal cimurro tramite i vaccini si possono misurare gli anticorpi circolanti tramite un piccolo prelievo di sangue.


Come ormai abbiamo più volte ripetuto le vaccinazioni sono appositamente studiate per ridurre la possibilità di contrarre una malattia grave. Malattie ad alta diffusione e alta mortalità, come nel caso del cimurro, devono rientrare nel protocollo vaccinale di qualsiasi cane qualsiasi sia il suo stile di vita.


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